Gli alpini di Ozzano si fanno sempre onore

Immagine

Volontariato

In occasione della “Festa delle Forze Armate” vogliamo ricordare che ci sono militari in congedo, come quelli dell’Associazione Nazionale Alpini (Ana) sempre in servizio effettivo con le armi della solidarietà e del volontariato. Ne sono un esempio le “penne nere” del “Gruppo Alpini” di Ozzano (Bologna) appartenente alla “Sezione Bolognese – Romagnola”. Gli alpini sono infatti sempre pronti ad aiutare gli altri sodalizi di volontariato del territorio, e non soltanto, mettendo a disposizione anche la loro sede di via Collegio di Spagna, e molto attivi in azioni di solidarietà umana e di tutela dell’ambiente.
Un gruppo di “veci”, ma giovane con i suoi 27 anni di vita, inquadrato nel nucleo provinciale di Protezione civile che si è distinto in Italia e all’estero in casi di calamità naturali. Come in Albania, e nell’ex Iugoslavia, in soccorso dei profughi sfuggiti alle “pulizie etniche”.
Con i suoi mezzi il gruppo, presieduto dal cavalier Graziano Bandini, è impegnato nel trasporto dei disabili e collabora alla pulizia dei corsi d’acqua e dei parchi pubblici. Si occupa poi di attività sportive, come quelle podistiche, e culturali (in sede ha un piccolo museo), oltre ad avere anche una squadra di calcio e il coro “Gli amici” che cerca altri appassionati del canto corale e dello stare insieme in allegria.
Tutto senza suonare la “fanfara” perché, come dice lo stesso Bandini, «gli alpini aiutano e dimenticano perché non aspettano ricompense; e non si vantano di ciò che fanno». Gli alpini hanno infatti il carattere un po’ burbero dei montanari e non è facile farsi raccontare le tante iniziative realizzate. «Purtroppo – dicono i “veci” dai capelli grigi o candidi – abbiamo la memoria corta; ma c’è quella degli altri». Ma la loro fittizia scontrosità si scioglie quando partecipano ai raduni pieni di allegria, di spirito di corpo, di nostalgia per la gioventù passata tra i monti e, nei più anziani, di commozione al ricordo di chi non c’è più.

Giancarlo Fabbri

Annunci

Passante Nord, Venturi: “Lavoriamo assieme ai sindaci”

Immagine

I caselli autostradali del Passante (Ramello e Fossamarza) disegnati per il Ptcp nella revisione del 2002

Provincia di Bologna

Nei dilemma dati da “Passante” o “Passantino”, rifiutare o accettare gli 1,4 miliardi di euro offerti da Autostrade per la versione corta (già rifiutata nel 2002), come ci riferisce il vicepresidente della Provincia Giacomo Venturi, «la Provincia e i sindaci dei comuni interessati dalla nuova arteria stanno lavorando assieme. Ed entro la fine di ottobre noi dovremmo essere in grado di produrre una sintesi e una decisione».
E riguardo alla spinosa questione abbiamo chiesto anche il parere del sindaco di San Lazzaro Marco Macciantelli. Infatti la versione “corta” interesserebbe maggiormente il territorio di San Lazzaro col tracciato che non si allaccerebbe all’A14 a Ponte Rizzoli di Ozzano, come era previsto con la versione “lunga”, ma alla Colunga di San Lazzaro.
«Il Passante nord – precisa Macciantelli – è parte integrante del Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale), approvato nel 2004, a cui i comuni si sono attenuti nella pianificazione. E se è vero che Bologna è nodo strategico, nel sistema della mobilità del nostro Paese, allora il Passante deve avere un rilievo nazionale. Però poi bisogna valutare le questioni, i costi e i benefici e, guardando al futuro – osserva il sindaco di San Lazzaro – due corsie per senso di marcia sono inadeguate. La proposta di Autostrade, così com’è ora, crea più problemi che quelli che risolve, con i comuni stanno cercando una soluzione, com’è nei loro compiti, al fine di tenere insieme l’opera e la qualità civile e ambientale delle comunità che attraversa. Non è un problema di questo o quel Comune, ma di tutto il sistema territoriale. La ricerca di una soluzione è utile – conclude il sindaco – e se questo non dovesse essere possibile, sarà una situazione di stallo per tutti».
Uno dei nodi della questione è proprio il fatto che nell’elaborazione del Ptcp, come attestano gli “Studi di prefattibilità tecnico-economica per la realizzazione del passante autostradale nord”, dalle tavole di revisione del 28 ottobre del 2002 (dieci anni fa, ndr), i vari comuni hanno basato la loro pianificazione su quella versione. Un piano che, volente e nolente, ha anche influenzato i prezzi di edifici e di terreni col timore di proprietari di espropri coattivi. Spostando il tracciato più verso Bologna tali scostamenti di valori saranno maggiori e maggiori, quindi, le resistenze. Con il timore, viste le esperienze da vent’anni a questa parte, che anche il Passante, o il Passantino, si aggiunga alla ormai lunga lista delle incompiute viabilità “strategiche” bolognesi.

Giancarlo Fabbri

Lungosavena: un passo avanti… e due di lato

Immagine

Il progetto preliminare del lotto due bis poi sconfessato dalla giunta di castenaso

Castenaso (Bologna)

Mentre i lavori per la realizzazione del lotto due della Lungosavena stanno procedendo, ossia il tratto da via dell’Industria a via Bargello, manca ancora il completamento del quarto lotto da via Bargello alla Trasversale di pianura. Mancano i circa 700 metri da via Bargello a via Frullo e, come ci hanno spiegato i tecnici della Provincia, il ritardo è dovuto «a un breve tratto di oleodotto militare da spostare ma però non sono ancora giunte tutte le autorizzazioni necessarie. In ogni caso il tratto potrà essere aperto solo dopo la realizzazione della rotatoria nord del secondo lotto (quella su via Bargello-Crocione, ndr) e questo è programmato nell’estate del prossimo anno; al massimo in ottobre».
Nel frattempo è stata realizzata una bretella con rotatoria, come opera collaterale, che unisce via Bargello (via Crocione per Bologna) a via Santa Caterina di Quarto per raggiungere il Caab e Meraville. E inoltre, con il consenso del consiglio comunale di Castenaso, è anche stato annullato il progetto del lotto due bis (dalla San Vitale a via dell’Industria) più volte modificato. Il consiglio ha infatti approvato una variante che ne prevede lo spostamento di circa un chilometro verso la Stellina di Castenaso. Dalla San Vitale non si dirigerebbe più verso via dell’Industria – passando con un tunnel sotto alla ferrovia Bologna-Portomaggiore poi per le vie Verdi e del Lavoro – ma verso il Caab superando la ferrovia con un viadotto per allacciarsi poi, con un’altra rotatoria, a via Bargello e da questa alla Lungosavena.
Dal testo della delibera, come illustrato dalla giunta nelle assemblee di frazione del 2011, il costo di spostamento delle interferenze all’opera si è modificato rispetto a quello valutato nella progettazione definitiva (presentata il 30 dicembre 2009, ndr), passando da circa 400 mila a due milioni di euro. Modifica che ha eroso il finanziamento dell’opera che, pur finanziata, ha diminuito i margini per eventuali imprevisti.
La decisione della giunta, approvata dal consiglio, è quindi stata quella di spostare l’opera e di rivedere il progetto col viadotto, «che consente un nuovo ingresso al capoluogo indipendente dal passaggio a livello che potrebbe divenire punto critico col previsto potenziamento del servizio ferroviario». Con il costo del nuovo progetto che viene stimato in 10,7 milioni di euro rispetto agli 11,8 del precedente. La delibera ha quindi dato mandato al sindaco per la modifica degli accordi sottoscritti e per l’approvazione della variante urbanistica.
Con il comitato “Per Villanova”, sostenuto dal consigliere provinciale Udc Mauro Sorbi, a ricordare «che la soluzione con viadotto, come da prime ipotesi agli inizi degli anni ’90, è possibile anche sull’asse delle vie Verdi e del Lavoro esistenti. Che le interferenze alla soluzione in tunnel sono infatti le condutture: un acquedotto e un gasdotto Hera, e tre gasdotti Snam, esistenti da decenni e di cui tutti erano a conoscenza. Forse gli unici a non saperlo erano solo i progettisti. E che, soprattutto, la nuova soluzione approvata è ad esclusivo servizio del capoluogo, Castenaso, senza dare respiro a Villanova, gravata da un traffico caotico e inquinante mentre il compito degli amministratori locali dovrebbe essere quello di salvaguardare la salute dei cittadini».
Ma per completare la Lungosavena manca del tutto il finanziamento del lotto più impegnativo, dal punto di vista tecnico e finanziario, che dovrebbe unire la rotondona Sabadino degli Arienti, vicina al Novotel, a via dell’Industria scavalcando via Mattei e la ferrovia. Ossia il terzo lotto con preventivi di spesa, del 2010, che vanno da un minimo di 12, con viadotto, a un massimo di 41 milioni di euro se in galleria.

Giancarlo Fabbri

Sermenghi: “Ho sbagliato a sostenere il Lotto due bis”

Immagine

In rosso il progetto preliminare del Lotto due bis della Lungosavena bocciato dalla giunta

Castenaso (Bologna)

Non capita tutti i giorni di sentire un sindaco dire «mi sono sbagliato». Ma è successo al sindaco di Castenaso (Bologna), Stefano Sermenghi, a Villanova, nell’assemblea promossa dai comitati contrari a Passante e Passantino, a nord di Bologna. «A suo tempo (assessore ai lavori pubblici) avevo sostenuto il progetto del “Lotto due bis”, pensato per unire la Lungosavena alla San Vitale, ma però stavo sbagliando».
«Il progetto – ha precisato il sindaco – è complesso e costoso, oltre 14 milioni di euro di cui due per spostare un acquedotto e dei gasdotti. C’è chi sostiene che il tracciato c’è già per due terzi, le vie Verdi e del Lavoro, ma non è così; andate a vedere via Verdi». Nel frattempo il comitato “Per Villanova” aveva proposto al sindaco la possibilità di modificare il progetto adottando l’idea del ponte sulla ferrovia, proposta dalla giunta un anno fa ma vicino alla Stellina, al posto del tunnel sotto la linea ferrata. Soluzione che avrebbe evitato di dover spostare le cinque condotte sotterranee.
Soluzione poi adottata, come alternativa al Lotto due bis, più vicina al capoluogo con direzione via Bargello e non più su via dell’Industria. Variante, ritenuta meno costosa, già approvata dal consiglio comunale di Castenaso. «Il nuovo percorso – ha detto Sermenghi – costa meno e si unirà alla Lungosavena tramite via Bargello, allargata, sulla quale verranno realizzate due rotatorie. Il comitato locale si preoccupa giustamente del traffico che grava sulla frazione ma il traffico – ha concluso il sindaco – c’è dappertutto e non solo a Villanova».
Per il segretario del comitato, Giacomo Mascagni, la giunta «ha fatto finta di valutare le proposte dei cittadini avallando poi la soluzione alternativa a favore del capoluogo. Non si comprende perché il ponte vada bene alla Stellina ma non a Villanova. Ci sentiamo presi in giro». Il portavoce del comitato, Dario Chiletti, ritiene «non ci sia la volontà di risolvere il problema di Villanova» sollecitando la realizzazione del Terzo lotto che dovrebbe unire la rotonda Sabadino degli Arienti a via dell’Industria superando (sopra o sotto) via Mattei e la ferrovia.
Con il sindaco di Castenaso a precisare che «il Terzo lotto è a carico del Comune di Bologna che dovrà trovare circa 43 milioni di euro per realizzarlo. E sarà difficile, per il sindaco di Bologna, giustificarne la spesa soltanto per risolvere i problemi di Villanova. Servono pressioni e interventi della Provincia e della Regione; e soldi dallo Stato».

Giancarlo Fabbri

Claudio Lenzi scrittore: “Il cammino del burro”

DIstrazione

Immagine

Ozzano Emilia (Bologna)

«Non so spiegarmi perché mi era rimasto così impresso il vocabolo “burro”, forse ero condizionato dalla bontà di quel cibo, che impreziosisce ogni alimento, o dalla visione di alcuni asini visti sul cammino. La parola “burro” ronza nella mia testa, faccio fatica a distinguere il vocabolo italiano da quello spagnolo, e non mi dispiace. (…) E’ facile dedurre che il cammino del burro è il cammino dell’asino, è il mio cammino solitario da Lourdes verso Santiago; spero sia un cammino gradevole quanto la squisita panna del latte».
Il cammino citato da Claudio Lenzi, nelle prime pagine del suo ultimo libro, “Il cammino del burro” (Tipoarte, Bologna, 2012), svela il gioco di parole, e la confusione, tra il somaro, se stesso e la sua coscienza, o incoscienza (ndr). Il cammino descritto nel libro è il pellegrinaggio sul “Cammino di Santiago” che in terra spagnola va da Roncisvalle a Santiago con un tragitto di 800 chilometri. Pellegrinaggio che Lenzi aveva già compiuto nel 2003, assieme all’amico Antonio Tong, poi proseguito in solitaria sino a Finisterre per un totale di 890 chilometri. Pellegrinaggio poi descritto nel libro “Le stelle nello zaino”.
Un “Cammino” ripercorso nel 2009 in solitaria, partendo da Lourdes in terra francese, e proseguito fino al santuario mariano di Muxia per oltre 1.000 chilometri in 34 giorni. Nuovo pellegrinaggio da cui è scaturito questo “Il cammino del burro” che, a differenza di “Le stelle nello zaino”, descrive più l’aspetto interiore che quello esteriore di questa esperienza che unisce in Lenzi la passione del camminare nella natura alla profonda religiosità e fede. Passo dopo passo, e nei ricordi del “Cammino”, si snoda il dialogo tra il pellegrino, o l’asino (Burro o Claudio non è chiaro, ndr), e la propria coscienza. Un libro dove sono descritti altri somari, o animali umani, ma anche questo non è chiaro.
Claudio Lenzi, già docente e autore di testi scolastici, ha pubblicato: “Natura Insieme” (Tipoarte, 2003); “Le stelle nello zaino” (Tipoarte, 2004); “Insegnami a giocare a scacchi” (Bacchilega, 2006); “Teocle, l’eremita errante” (Tipoarte, 2009). Info: lenzicl@gmail.com.

Giancarlo Fabbri